Per innovare la PMI famigliare deve disapprendere

Il tema “Industria 4.0” in rete e sui social, oltre che fornire interessanti spunti all’innovazione, ha suscitato forti critiche nei confronti del tessuto imprenditoriale delle imprese italiane;  specialmente verso le realtà a conduzione familiare (particolarmente PMI), definite conservatrici, poco propense alla ricerca & sviluppo e all’adattamento tecnologico, nonché eccessivamente impostate sui legami famigliari.

Un’altra caratteristica delle attività famigliare è quella di essere più propensa a migliorare la relazione tra proprietà e gestione nel lungo termine, a scapito di ritorni economici a breve termine; chiaro sintomo positivo di lungimiranza e della volontà di innovare.

Quindi il paradosso in cui ci si trova è quello di, inizialmente, criticare e colpevolizzare il tessuto produttivo italiano, per poi accorgersi che potenzialmente è il terreno più fertile per innovare (rev. 27/01/17); vuole massimizzare il ritorno degli investimenti della famiglia, cioè dei propri cari, non di finanziatori.

Probabilmente l’organizzazione famigliare riduce la quantità di investimenti in R&S, ma se si vuole effettivamente promuovere l’innovazione, l’attenzione è da volgere verso un altro indicatore, ovvero la qualità: non bisogna investire di più, ma investire meglio.

Investire meglio vuol dire anche abbracciare il tema “Open innovation”, ovvero puntare sul quinto pilastro della strategia Industria 4.0.

Open Innovation è un paradigma che afferma che le organizzazioni devono considerare sia idee interne che esterne, accedendo ai mercati con percorsi interni o esterni al fine di progredire nello sviluppo di nuove tecnologie.

newstart

Quindi, quello che c’è da fare è di incentivare l’indole innovatrice dell’organizzazione famigliare, proponendo e insegnando un metodo moderno (particolarmente in questa era Digitale) come Open Innovation, attività che si scontra con la tendenza conservatrice prima accennata.

Il problema è che per imparare, oggigiorno, bisogna prima disapprendere, disabituarsi ad utilizzare un modello mentale non più conforme al mercato e alla gestione moderna.

Fondamentalmente il modello mentale moderno attuale si basa sul perseguire un vantaggio esponenziale (la concorrenza copia molto velocemente quello incrementale) e sull’abbattimento delle barriere di interazione tra clienti, fornitori, partner e anche concorrenti (coopetition), un modello mentale “aperto”.

Quindi, la vera sfida culturale è il disimparare ad analizzare e misurare un nuovo modello attraverso la prospettiva e le metriche del vecchio [K.Schwab – The fourth industrial revolution pg.32]. In che modo?

  1. evidenziando le inefficienze del vecchio metodo mentale;
  2. ammettendo (in coscienza) che è sorpassato;
  3. scacciando la paura di perdere lo status, la reputazione costruita negli anni, gestendo il modello vecchio.

Le realtà famigliari vogliono innovare; ma, per farlo, devono prima disimparare.

Per innovare, disimparare è più importante che imparare.

@engperbellini

 

rev. 27/01/17 – inserimento link https://hbr.org/2017/01/research-family-firms-are-more-innovative-than-other-companies


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