I 4 tipi di Innovazione e i problemi che risolvono

4 tipi di innovazioneUno dei migliori racconti sull’innovazione proviene da un dirigente di una grande azienda tecnologica. La sua azienda fu incaricata di progettare un sensore in grado di percepire sostanze inquinanti nei mari, a concentrazioni molto basse. Il problema era insolitamente complesso, perciò l’azienda mise insieme una squadra di esperti progettisti di microchip, che si misero subito all’opera.

Circa dopo i loro primi 45’ minuti di lavoro, un biologo marino assegnato al gruppo giunse nella stanza con una borsa e distribuì su un tavolo il contenuto: vongole. Notando gli sguardi smarriti dei progettisti, spiegò che le vongole sono in grado di percepire agenti inquinanti con tasso pari a poche parti per milione e, quando questo accade, esse aprono i loro gusci.

Il risultato? Non era necessario ideare un costoso chip per percepire l’inquinamento, ma solo uno che fosse in grado di percepire l’apertura del mollusco. Il dirigente mi disse che ”Risparmiarono $ 999000 e mangiarono vongole per cena”.

Questo è, in breve, l’effetto dell’Open Innovation. Quando affronti un problema complesso, è spesso utile farsi supportare da competenze che vadano oltre gli specialisti del settore. E’ opinione comune che siano solamente queste improbabili combinazioni di competenze eterogenee che portano a realizzare passi da gigante. Tuttavia è una modalità poco utilizzata. Uno studio che ha analizzato 17.9 milioni di ricerche scientifiche, ha evidenziato che i lavori più citati fanno parte del campo di analisi studiato, citando a malapena scoperte tratte da campi rispetto a quello analizzato.

Ma proviamo ad immaginare quale potrebbe essere stato il risultato se il compito fosse stato differente, ad esempio, come quello di progettare un chip più efficiente del 30%? In questo caso, probabilmente, il biologo marino e le sue vongole sarebbero stati solo una distrazione. Oppure, cosa sarebbe accaduto se l’azienda avesse avuto la necessità di identificare un nuovo modello di business? O cosa sarebbe successo se – come sta succedendo – visto il prossimo raggiungimento del limite di calcolo dei chip, l’obbiettivo fosse stato di ideare una nuova architettura?

Nel libro Mapping Innovation, Greg Satell afferma che innovare significa “risolvere problemi”, ma soprattutto che esistono tante strade per innovare quanti sono i tipi di innovazione. Non esiste la giusta via all’innovazione: esiste la migliore per il problema affrontato.

Tuttavia, ancora troppo spesso, le organizzazioni agiscono come se conoscessero la giusta strada per innovare. Perseguono un unico tipo di strategia e affermano che “questo è come noi innoviamo”. Solitamente funziona per un po’, poi tutto inesorabilmente rallenta. Succede che l’organizzazione si trovi vincolata in una serie di soluzioni che non soddisfano il problema da risolvere, per finire poi per perdere l’unicità e terminando per essere solo una realtà imprenditoriale come tutte le altre.

L’innovazione va trattata come una delle altre discipline aziendali – una serie di strumenti che sono utilizzati per raggiungere determinati obbiettivi. Proprio come non si utilizza una sola strategia di marketing o non ci si affida ad una sola fonte di finanziamento lungo il ciclo di vita di un’organizzazione, allo stesso modo, dobbiamo realizzare un portafoglio di strategie di innovazione, da richiamare per ogni compito specifico.

La matrice dell’innovazione è stata creata per identificare la strategia più adatta al problema da risolvere, e la si utilizza rispondendo a due semplici domande: “Quanto bene possiamo definire il problema?” e “Quanto nel dettaglio possiamo definire le competenze per risolverlo?”

Innovazione di mantenimento. La maggior parte delle innovazioni avviene in questo quadrante, perché solitamente si cerca di migliorare quello che già si sta facendo. Si migliorano le attuali competenze offerte sul mercato, avendo idee ben chiare circa i problemi da risolvere e le competenze necessarie per risolverle.

Per questi tipi di problemi, strategie convenzionali quali il roadmapping strategico, laboratori di R&S nonchè M&A, volte ad acquisire nuove risorse e capacità da portare all’interno dell’organizzazione, risultano essere efficaci. I metodi di design thinking come quelli di David Kelley sono estremamente utili, a patto che, sia il problema che le competenze necessarie, siano ben chiari.

Innovazioni Breakthrough [di impatto]. Qualche volta, come nel caso dell’identificazione di agenti inquinanti sottomarini, noi affrontiamo un problema molto chiaro, che è solo tremendamente difficile da risolvere. Nei casi come questo, si deve ricorrere a competenze di campi non convenzionali: vedi l’inserimento di un biologo marino nel gruppo di progettisti di chip. Le strategie di Open Innovation possono essere molto efficaci in contesti come questo, poiché aiutano a fronteggiare il problema da paradigmi e competenze differenti.

Come Thomas Khun ha ben definito nel libro The Structure of Scientific Revolutions, l’avanzamento in specifici campi scientifici è ottenuto attraverso la creazione di paradigmi, che possono rendere difficoltosa la risoluzione di un problema nel campo in cui viene definito, ma che può essere facilmente risolto all’interno di un paradigma di un dominio adiacente.

Innovazione dirompente. Quando Clay Christensen introdusse il concetto di innovazione dirompente nel suo libro “il dilemma dell’innovatore” fu una vera rivelazione. Nella sua ricerca dei motivi sulle cause inerenti al fallimento di buone organizzazioni, lui scoprì che quello che solitamente viene identificato come buona norma – ascoltare i clienti, investire nel miglioramento continuo – può rivelarsi letale.

Brevemente, quello che scoprì fu che quando le basi della competizione cambiano, a causa di cambiamenti tecnologici o altre variazioni nel mercato, alcune organizzazioni hanno successo offrendo i loro prodotti a clienti che desiderano prodotti con caratteristiche inferiori alla media. Quando questo accade, innovare i prodotti non serve – bisogna innovare il modello di business.

Più recentemente, Steve Blank ha sviluppato il modello lean startup e Alex Osterwalder ha creato strumenti come il business model canvas e il value proposition canvas. Questi sono dispositivi essenziali per tutti coloro che si trovano nelle situazioni descritte da Christensen, e hanno ampiamente dimostrato la loro efficacia in contesti molto vari.

Ricerca tradizionale. Innovazioni pionieristiche non arrivano mai nella forma desiderata. Di solito iniziano con la scoperta di un nuovo fenomeno. Nessuno avrebbe potuto immaginare come le scoperte di Einstein avrebbero influenzato il mondo, o che il computer universale di Alan Turing avrebbe potuto diventare realtà; Neil deGrasse Tyson stesso, per esprimere il proprio pensiero riguardo allo sviluppo di nuove e grandi scoperte, rispose, “Non so come reagiremo, ma la cosa certa e che le tasseremo”. Ora e solo ora sappiamo che le scoperte di Einstein hanno un ruolo essenziale in tutte le tecnologie comprese tra l’energia nucleare e il GPS.

Alcune grandi compagnie come IBM e Procter & Gamble, dispongono delle risorse per investire in laboratori e ricerche. Altri come Experian DataLabs incoraggiano ricercatori e ingegneri ad andare alle conferenze e organizzare seminari interni riguardo a quello che loro hanno imparato. Google invita i suoi 30 migliori ricercatori a prendere un anno sabbatico e finanzia circa 250 progetti accademici all’anno.

Non tutte le soluzioni sono adeguate a tutte le tipologie di problemi affrontati.

Se la tua strategia di innovazione sta fallendo o sta passando un momento difficile, cerca di capire se è perché stai cercando di innovare seguendo una sola strategia.

Esistono sempre nuovi problemi da risolvere; impara ad utilizzare la soluzione più adatta a ogni problema che ti si presenta.

 

 

 

Versione originale dell’articolo a firma di Greg Satell disponibile su HBR


pubblicato su medium e linkedin

@engperbellini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *